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Dall’antica tecnica Ebrû

Ebrû

Ebrû, parola turca che deriva dal persiano ebri “nuvoloso”, è il termine che designa questa particolare tecnica di decorare la carta a motivi multicolori che imitano le venature della pietra o del marmo. Questo procedimento, importato dalla Persia verso la metà del 1500, conobbe in Turchia uno sviluppo straordinario diffondendosi anche in Europa nel corso del XVII secolo. Nel mondo ottomano la carta così preparata era destinata alla rilegatura dei manoscritti, a bordura per miniature oppure serviva da fondo per l’arte della calligrafia. L’origine del nome allude poeticamente alla mutevolezza e alla labilità dell’ebru poiché, come una nuvola o un cielo nuvoloso, l’immagine colorata che il foglio fissa assorbendo dei colori in sospensione su un liquido è di volta in volta diversa e irrepetibile. La mano dell’artigiano con rapido movimento “scrive” su questa superficie liquida formando delle testure a macchie, a venature, a onde. Alberto Valese, oltre a conoscere perfettamente le tecniche più tradizionali, ha elaborato una sua personale ricerca applicando inusitatamente questo tipo di decorazione anche ad oggetti tridimensionali ricavandone effetti di grande raffinatezza.La serie dei fiori si riallaccia ad un genere molto coltivato anche in Turchia agli inizi del nostro secolo. Dal caos multicolore vengono composti steli e corolle formati da elementi astratti che pero’ rievocano con precisione anche il tipo: tulipani, garofani, rose, etc… Assolutamente originale è invece la serie dei pesci. Catturati nell’elemento liquido si presentano pietrificati sulla carta come dei fossili incastonati in sedimenti cangianti o fluttuanti in mari primordiali.